Il lavoro irregolare non risparmia neanche l'Alto Adige
Il fatto: (LF, 22.02.2010): In Italia, il 15,6% di lavoratori ha un rapporto di lavoro irregolare. Un fenomeno che, pur essendo in diminuzione dello 0,4% rispetto l'anno precedente, si dimostra tutt’altro che esiguo, interessando oltre 3,7 milioni di lavoratori. I dati dimostrano che la piaga del lavoro nero non risparmia neanche l’Alto Adige. Questo è quanto emerge dal Rapporto della UIL Servizio Politiche del Lavoro che ha analizzato il tasso di irregolarità lavorativa nel 2009 in Italia.
Nonostante una leggera diminuzione a livello nazionale, il lavoro irregolare aumenta in 7 Regioni e 31 Province italiane.
Complessivamente il leggero calo dell’irregolarità nel 2009 rispetto all’anno precedente è spiegato dalla crisi economica che tende a colpire in primis proprio i lavoratori irregolari. L’economia sommersa ha prodotto nel 2009 oltre 154 miliardi di euro con un’incidenza del 10,3% sul PIL (era del 10,9% nel 2008).
Osservando il grafico si evince come al Nord, 13 lavoratori su 100 sono irregolari, al Centro 15 su 100 e nel Mezzogiorno ben 21 su 100.
I dati dimostrano in sostanza come il lavoro sommerso ed irregolare sia fortemente collocato nel Sud, trovando però terreno fertile anche nel ricco settentrione. Nel Nord Italia, infatti, il tasso nel 2009 era del 13,2%. Ben più alti rispetto a quelli medi del nord risultano essere i tassi di irregolarità delle due province di Trento e Bolzano. L’Alto Adige presenta un tasso di irregolarità lavorativa del 14,7% e un’economia sommersa di quasi 1,5 miliardi di euro. Il lavoro nero nella nostra Provincia, pur essendo diminuito 0,1% rispetto l’anno precedente, ha riguardato ben 34.780 lavoratori. Leggermente più elevato è stato il tasso di irregolarità in provincia di Trento che ha toccato il 15,6%.
Quella del lavoro nero è una piaga che esige da un lato maggiori controlli ispettivi e dall’altro un’azione più incisiva da parte delle varie istituzioni pubbliche nazionali e locali preposte a combatterla. Lavoro nero significa da un lato assenza di tutele per i lavoratori e dall’altro concorrenza sleale tra le imprese nonché minori entrate per il fisco, implicando quindi problematicità di vasta portata che interessano l’intero sistema economico-sociale di un territorio
Complessivamente il leggero calo dell’irregolarità nel 2009 rispetto all’anno precedente è spiegato dalla crisi economica che tende a colpire in primis proprio i lavoratori irregolari. L’economia sommersa ha prodotto nel 2009 oltre 154 miliardi di euro con un’incidenza del 10,3% sul PIL (era del 10,9% nel 2008).
Osservando il grafico si evince come al Nord, 13 lavoratori su 100 sono irregolari, al Centro 15 su 100 e nel Mezzogiorno ben 21 su 100.
I dati dimostrano in sostanza come il lavoro sommerso ed irregolare sia fortemente collocato nel Sud, trovando però terreno fertile anche nel ricco settentrione. Nel Nord Italia, infatti, il tasso nel 2009 era del 13,2%. Ben più alti rispetto a quelli medi del nord risultano essere i tassi di irregolarità delle due province di Trento e Bolzano. L’Alto Adige presenta un tasso di irregolarità lavorativa del 14,7% e un’economia sommersa di quasi 1,5 miliardi di euro. Il lavoro nero nella nostra Provincia, pur essendo diminuito 0,1% rispetto l’anno precedente, ha riguardato ben 34.780 lavoratori. Leggermente più elevato è stato il tasso di irregolarità in provincia di Trento che ha toccato il 15,6%.
Quella del lavoro nero è una piaga che esige da un lato maggiori controlli ispettivi e dall’altro un’azione più incisiva da parte delle varie istituzioni pubbliche nazionali e locali preposte a combatterla. Lavoro nero significa da un lato assenza di tutele per i lavoratori e dall’altro concorrenza sleale tra le imprese nonché minori entrate per il fisco, implicando quindi problematicità di vasta portata che interessano l’intero sistema economico-sociale di un territorio
Approfondimenti
- Sito Web AFI-IPL - Tanto grigio e anche un po’ di nero: l’economia sommersa in Alto Adige









