Salari italiani agli ultimi posti della classifica OCSE
Il fatto: (GV, 01.07.2009) Nella classifica Ocse, il livello delle buste paga italiane scivola quasi in coda alla classifica. L’Italia è al 23° posto su 30, nella zona più bassa della classifica dei salari percepiti dai lavoratori, dietro non solo a Germania, Francia, Giappone, Usa ma anche Spagna e Grecia. La classifica riguarda gli stipendi al netto di tasse e contributi e prende in considerazione un lavoratore tipo, single e senza carichi di famiglia. Anche considerando il salario lordo, l'Italia migliora solo lievemente collocandosi al 22° posto. I dati sono contenuti nel Rapporto dell'Ocse “Taxing Wages 2007/2008: 2008 Edition”.
Il calcolo effettuato dall’Ocse tiene conto dei diversi poteri d’acquisto, rapportando gli importi riportati nelle buste paga con i livelli dei prezzi. Per l’Italia tale “rapporto” risulta essere di circa 16.192 euro l’anno(1), posizionandosi quindi nettamente al di sotto della media Ocse di 19.499 euro. Il raffronto peggiora se si prende in considerazione la UE a 15 il cui reddito medio annuale ammonta a 21.055 euro.
A parità di potere d’acquisto, quindi, un italiano guadagna quasi la metà di un inglese (44% in meno), 28% meno di un tedesco, 18% meno di un francese e il 17% in meno della media Ocse. I Paesi dove, a parità di potere d'acquisto, i salari risultano inferiori a quelli del nostro Paese sono il Portogallo, la Repubblica Ceca, la Turchia, la Polonia, la Slovacchia, l’ Ungheria e il Messico.
Il calcolo effettuato dall’Ocse tiene conto dei diversi poteri d’acquisto, rapportando gli importi riportati nelle buste paga con i livelli dei prezzi. Per l’Italia tale “rapporto” risulta essere di circa 16.192 euro l’anno(1), posizionandosi quindi nettamente al di sotto della media Ocse di 19.499 euro. Il raffronto peggiora se si prende in considerazione la UE a 15 il cui reddito medio annuale ammonta a 21.055 euro.
A parità di potere d’acquisto, quindi, un italiano guadagna quasi la metà di un inglese (44% in meno), 28% meno di un tedesco, 18% meno di un francese e il 17% in meno della media Ocse. I Paesi dove, a parità di potere d'acquisto, i salari risultano inferiori a quelli del nostro Paese sono il Portogallo, la Repubblica Ceca, la Turchia, la Polonia, la Slovacchia, l’ Ungheria e il Messico.
Il dossier dell’Ocse di oltre 400 pagine contiene anche una parte relativa al livello della tassazione dei redditi nei diversi Paesi. Dal dossier risulta che a pesare negativamente sulle buste paga degli italiani è anche il cuneo fiscale, ovvero la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore.
Scorrendo la graduatoria sulla pesantezza del fisco, l’Italia balza quasi in vetta per la quantità di oneri tributari e contributivi aggiudicandosi il 6° posto, con una tassazione media del 46,5% quando la media Ocse è pari al 37,4%. Gli oneri più pesanti in questa graduatoria li registra il Belgio con una percentuale del 56%, seguito da Ungheria, Germania, Francia e Austria.
Se si prende invece in esame un lavoratore sempre con un salario medio ma sposato e con due figli a carico, la posizione dell’Italia migliora lievemente per effetto delle detrazioni fiscali, passando dal 6° all’11° posto con un cuneo fiscale pari al 36%. In testa compaiono i maggiori Paesi dell’Europa del nord, dove comunque le retribuzioni nette risultano maggiori di quelle italiane.
(1) Il calcolo Ocse è in dollari, ma viene qui descritto in euro con un tasso di cambio pari a 1,32
Scorrendo la graduatoria sulla pesantezza del fisco, l’Italia balza quasi in vetta per la quantità di oneri tributari e contributivi aggiudicandosi il 6° posto, con una tassazione media del 46,5% quando la media Ocse è pari al 37,4%. Gli oneri più pesanti in questa graduatoria li registra il Belgio con una percentuale del 56%, seguito da Ungheria, Germania, Francia e Austria.
Se si prende invece in esame un lavoratore sempre con un salario medio ma sposato e con due figli a carico, la posizione dell’Italia migliora lievemente per effetto delle detrazioni fiscali, passando dal 6° all’11° posto con un cuneo fiscale pari al 36%. In testa compaiono i maggiori Paesi dell’Europa del nord, dove comunque le retribuzioni nette risultano maggiori di quelle italiane.
(1) Il calcolo Ocse è in dollari, ma viene qui descritto in euro con un tasso di cambio pari a 1,32












