Uno sguardo ai salari minimi per legge in alcuni paesi europei nell’anno della crisi
Il fatto: (AK/MG/LF, 07.05.2010) In 20 dei 27 stati membri dell'Unione Europea è previsto un salario minimo per legge. Non però in Italia e in Germania, dove le retribuzioni sono disciplinate tramite contrattazione collettiva. Anche in Italia, tuttavia, si fanno sempre più insistenti le richieste a favore dei salari minimi per legge che permetterebbero alla politica un certo controllo sui redditi.
Nell’era della globalizzazione, le politiche dei redditi europee hanno perseguito soprattutto l’obiettivo di garantire la competitività aziendale attraverso il ricorso alla moderazione salariale. La crisi economica mondiale e il calo dei consumi non hanno comportato trasformazioni radicali delle politiche salariali. Nessun paese ha ridotto i salari minimi nominali anche se più di un terzo dei paesi analizzati li ha però congelati per tutto il 2009, cosicché in molti casi il loro valore reale, depurato dell'aumento dei prezzi al consumo, è diminuito.
Se si osserva il grafico dell'andamento reale dei salari minimi per legge nel 2009 si può ipotizzare che alcuni paesi hanno adottato politiche dei redditi finalizzate al rilancio dei consumi, primo fra tutti il Portogallo che grazie all'andamento negativo dei prezzi (deflazione) ha visto i propri salari reali crescere del 6,5%. In Irlanda, il forte decremento dei prezzi al consumo ha fatto sì che, nonostante il congelamento dei salari minimi nominali, il valore reale dei redditi da lavoro dipendente sia cresciuto dell’1,6%. In Gran Bretagna per la prima volta dall'introduzione del salario minimo per legge, l'aumento dei salari minimi reali è stato inferiore al tasso d'inflazione, segno di una politica dei redditi più incentrata sulla competitività dei propri prodotti all’estero. In tale direzione la diminuzione più consistente dei salari minimi reali si è verificata in Romania (5,7%), seguita dalla Lituania (3,8%).
Se si osserva il grafico dell'andamento reale dei salari minimi per legge nel 2009 si può ipotizzare che alcuni paesi hanno adottato politiche dei redditi finalizzate al rilancio dei consumi, primo fra tutti il Portogallo che grazie all'andamento negativo dei prezzi (deflazione) ha visto i propri salari reali crescere del 6,5%. In Irlanda, il forte decremento dei prezzi al consumo ha fatto sì che, nonostante il congelamento dei salari minimi nominali, il valore reale dei redditi da lavoro dipendente sia cresciuto dell’1,6%. In Gran Bretagna per la prima volta dall'introduzione del salario minimo per legge, l'aumento dei salari minimi reali è stato inferiore al tasso d'inflazione, segno di una politica dei redditi più incentrata sulla competitività dei propri prodotti all’estero. In tale direzione la diminuzione più consistente dei salari minimi reali si è verificata in Romania (5,7%), seguita dalla Lituania (3,8%).











