Giovani, università e mercato del lavoro: un rapporto difficile
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Il fatto: (CK, 05.07.2010): In un raffronto europeo, in Italia sono in particolare i giovani a considerare criticamente lo studio universitario. Un motivo di questo atteggiamento va ricercato nelle limitate possibilità di trovare poi un lavoro consono agli studi compiuti, come pure di trovarlo nel proprio ambito regionale. Inoltre, sempre rispetto al resto d'Europa, i giovani sono i meno propensi a svolgere un'attività imprenditoriale, in quanto a loro avviso nel nostro paese un lavoro di questo tipo comporta complicazioni eccessive. È quanto risulta da un'indagine Eurobarometro "youth on the move" del 2011.
Il risultato del sondaggio pubblico „Eurobarometro" , attuato su incarico della Commissione europea, vede l'Italia collocarsi all'ultimo posto per quanto attiene l'attrattività attribuita allo studio universitario dai giovani di età compresa tra 15 e 35 anni . A determinare questa scarsa propensione alla prosecuzione degli studi sono in particolare le precarie prospettive di lavoro e la mancanza di informazioni sui vantaggi e sulle opportunità concrete di uno studio universitario.
L'attrattività di una formazione universitaria in un raffronto europeo
In Italia, quattro intervistati su dieci si dicono convinti che non vale la pena avviare uno studio universitario. Si tratta di una percentuale pari al doppio della media europea (20%) , che colloca l'Italia all'ultimo posto nel raffronto internazionale. Del tutto diversa la situazione in Germania, dove solo l'11% degli intervistati non vede una reale prospettiva nello studio universitario. Anche l'Austria si colloca sopra la media europea con un 79% di risposte positive.
Ripartendo gli intervistati per classi di età si osserva che sono in particolare i più giovani ad avere un atteggiamento positivo nei confronti dello studio universitario. Nella media europea circa l'81% degli intervistati di età compresa tra 15 e 19 anni vede nell'istruzione universitaria vantaggi e occasioni concrete, mentre nel gruppo di età compresa tra 25 e 35 anni questa percentuale scende al 75%.
L'istruzione universitaria e il mercato del lavoro
I giovani sembrano avere sempre minor fiducia nelle prospettive di trovare un posto di lavoro adatto. Problematica sarebbe per loro in particolare la mancanza di un'offerta di lavoro consona agli studi svolti, accanto alla difficoltà di trovare un lavoro nella propria area di residenza e alla ridotta retribuzione.
Per quanto concerne la ricerca di un lavoro dopo la fine degli studi universitari, lo studio evidenzia che appena il 18% degli intervistati austriaci e addirittura solo il 12% di quelli germanici è concretamente preoccupato sulla possibilità di trovare un lavoro adeguato agli studi, contro il 25% degli intervistati in Italia. La diversità nelle risposte sembra potersi ascrivere essenzialmente alle differenze strutturali dei mercati del lavoro dei tre paesi.
Le differenze strutturali implicano anche differenti standard formativi e differenti requisiti posti dai rispettivi mercati del lavoro. Così ad esempio solo il 19% degli intervistati italiani - rispetto alla media europea (25%) e ai coetanei austriaci (26%) e tedeschi (28%) - indica una formazione inadeguata o la mancanza di sufficienti competenze quale motivo principale della difficoltà ad accedere alla vita lavorativa. Se d'altra parte vi è un'offerta di posti di lavoro adeguati, il 42% degli intervistati li ritiene retribuiti in modo inadeguato o comunque non tale da garantire un tenore di vita ragionevole
Assenza di spirito imprenditoriale?
Chiesto loro se potessero immaginare di avviare un’attività imprenditoriale, gli intervistati hanno risposto nella media europea per il 43% con un sì. Tuttavia la situazione appare assai diversa a seconda che ci si trovi in Germania, in Austria o in Italia. Mentre nei primi due paesi, a causa dei rischi connessi con queste attività, solo rispettivamente il 31% e il 32% hanno dato una risposta positiva, l’Italia si colloca chiaramente all’ultimo posto rispetto agli altri paesi europei, con il 27% soltanto. Quasi il 22% degli intervistati italiani ha motivato questo proprio atteggiamento con le forti difficoltà e ostacoli che una tale decisione comporterebbe. Si tratta della percentuale più bassa nel confronto europeo, che qualifica questo problema come specificatamente italiano.
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