IPL in dialogo…
I datori di lavoro dell’Alto Adige cercano disperatamente personale, ma il mercato degli affitti del territorio è completamente prosciugato. Gli alloggi temporanei per i lavoratori nelle zone produttive possono essere la risposta alla carenza di manodopera qualificata e all’emergenza abitativa? Nel corso del nono webinar della serie “IPL in dialogo…”, l’IPL | Istituto Promozione Lavoratori ha parlato con diversi esperti delle possibilità e dei limiti degli alloggi aziendali.
Negli ultimi vent’anni, l’economia altoatesina è diventata sempre più dipendente dalla manodopera straniera. Allo stesso tempo, ogni anno circa 1.500 altoatesini (per lo più altamente qualificati) lasciano la provincia. Una delle ragioni principali della pronunciata emigrazione e della scarsa immigrazione qualificata è costituita dalla mancanza di alloggi e dagli elevati costi delle abitazioni.
Il quadro giuridico: abitare in una zona produttiva
Per agevolare il reclutamento di manodopera qualificata proveniente da fuori, la Provincia Autonoma di Bolzano da qualche mese promuove la costruzione di alloggi per i lavoratori nelle zone produttive. Elena Lucio, Direttrice dell’Ufficio Artigianato e aree produttive, ha illustrato la normativa vigente: “Gli ostacoli giuridici sono stati ridotti per fare in modo che le aziende possano ora realizzare più facilmente alloggi per i propri dipendenti. Si tratta tuttavia di soluzioni temporanee, limitate a un massimo di dodici mesi e legate al contratto di lavoro”.
Dal punto di vista dei lavoratori, proprio questo legame potrebbe rappresentare un fattore problematico: secondo quanto riferito dai sindacati, la perdita del posto di lavoro comporta automaticamente anche la revoca dell’alloggio, il che rende i dipendenti fortemente vincolati al datore di lavoro del momento.
Il punto di vista della parte datoriale
Per le imprese la situazione è paradossale: nonostante i registri degli ordinativi siano spesso pieni e, di conseguenza, vengano offerti nuovi posti di lavoro, molte posizioni rimangono vacanti. Secondo Mirco Marchiodi, Direttore di Confindustria Alto Adige, gli alloggi temporanei per i lavoratori possono essere un sostegno a breve termine, ma non rappresentano una soluzione strutturale: “Le zone produttive sono incompatibili con la funzione abitativa. Siamo chiamati a trovare soluzioni alternative insieme a politica e parti sociali. Molte imprese danno comunque il loro contributo: ad esempio c’è chi aiuta collaboratrici e collaboratori nella ricerca di alloggi, chi affitta direttamente degli appartamenti oppure chi sarebbe disposto a realizzare alloggi su terreni attualmente non utilizzati come gli areali militari”.
Le imprese come partner nell’edilizia residenziale sociale?
Lisa Ploner di “Arche im KVW” ha delineato una possibile via d’uscita dal dilemma tra alloggi temporanei in zone produttive e case vere e proprie, vedendo un grande potenziale di cooperazione nell’edilizia abitativa di utilità sociale. “Quando le imprese si mettono in rete e costruiscono appartamenti, per esempio attraverso fondazioni, si crea qualcosa di più di un semplice posto dove dormire. Parliamo di uno spazio abitativo ‘reale’, accessibile, duraturo e socialmente integrato” afferma Ploner.
Diversi gli spunti interessanti poi emersi durante la discussione tra i partecipanti al webinar. Tra le varie iniziative proposte emerge in particolare Temporary Home, progetto di Coopbund attraverso cui la cooperativa prende in affitto immobili direttamente da chi li possiede per poi metterli a disposizione delle aziende e dei rispettivi lavoratori.
In conclusione, ciò che è emerso è che gli alloggi in zona produttiva possano effettivamente fungere da cuscinetto a breve termine, ma anche che, a lungo andare, sia necessario concentrarsi su modelli che possano far coesistere gli interessi di tutte le parti in causa. Ciò porterebbe infatti benefici a datori di lavoro, dipendenti e, in ultimo, a tutto l’Alto Adige.